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giovedì 31 ottobre 2013

Doctor Who

C'è bisogno di spiegazioni?
A un certo punto uno, nella vita, fa delle scelte. Tipo: "Tutti parlano di 'sto dannato telefilm. Vabbè, è Sci-Fi, vediamo di che si tratta."
"Male, malissimo", diceva qualcuno.
Aivoglia a dire: "Dai, è carino, ma NON diventerò una fangirl.". Cerchi davvero di convincertene, eh. Anche se poi devi giustificare al tuo ragazzo le due di notte fatte a finire la serie. E ricominciare con quella dopo.
Poi vai a Glasgow e vedi Amy Pond che ti guarda dalla vetrina della Forbidden Planet e pensi: "No, ok. No."
E poi scatti queste foto. 
"Doctor... you're late."
A questo punto serve un summit con i (pochi) neuroni rimasti per capire.
Come mai sto facendo cose da fangirl? Io non sono MAI stata una Fangirl, tranne che per Harry Potter e Orlando Bloom... non ha senso. Oltretutto dai, è troppo chiacchierato per accodarsi alla massa, no?
Esaminiamo le prove. Beh, è una serie tv. E' inglese, tanto per cominciare. Il che è un ottimo inizio.
Ha quell'umorismo che non tutti colgono e una semplicità disarmante. Ci piace. Poi, ovviamente, parla di viaggi nel tempo (tra le altre cose). Ci sono parecchie puntate in stile horror (vai Moff!), come piace a me.
I protagonisti sono sempre piuttosto (totalmente?) egocentrici. Anche questo è un punto a favore.
E poi, sapete com'è. C'è lui che, a prescindere dalle incarnazioni, ti prende per mano e ti trascina in giro per l'universo a salvare mondi e popoli. C'è questo senso di... dovere nei confronti dell'universo. E questo profondo bisogno di distruggere tutto ciò che è 'male'. Non so, mi ci ritrovo una cifra.
E sì, è tutto molto colloquiale perchè non voglio scrivere un articolo tecnico sui pregi e i difetti di questa serie TV.
Il punto è: ne sono rimasta affascinata come raramente mi era successo prima. Ho PIANTO, ve lo giuro, in alcuni momenti critici. E io sono una persona che durante i film piange solo quando qualche animalettopuccioso muore.
Insomma, è stata una novità, in tutti i sensi. La serie in sé è molto semplice, lo stile è quello di 10, ma anche 20 anni fa. Non fa niente. In sé, trovo che la storia sia STRUGGENTE. E mi piace! Mi piace un sacco!
Fanculo a quelli che dicevano: "Perchè dovresti fare il supereroe? Chi se ne frega degli altri?"
A noi frega. A noi frega un sacco degli altri. E dentro il cuoricino vorremmo un po' salvare il mondo, un po' essere famosi nell'intero Universo, un po' lasciarci portare via e tornare ogni tanto a prendere il té.
E penso che più o meno ognuno di noi, a un certo punto della sua vita, abbia pensato a quanto sarebbe triste vedere tutte queste cose e poi... tornare a casa. Già. Perchè noi siamo quelli che dopo sono costretti a tornare a casa, lo sappiamo bene come vanno queste cose.

Il personaggio che mi ha commosso di più? E che mi ha spaventata a morte? Donna. Mai pianto così tanto. Potete immaginare perchè. Mi viene da piangere solo a pensarci, anche adesso. Forse è la cosa peggiore che io riesca a immaginare. E il motivo per cui questa serie mi incanta.
Ecco tutto.
(Non è del tutto vero, ho avuto una brutta crisi anche con Rose.)

Quindi forse è per questo che sono diventata una fangirl. Al punto di meditare seriamente l'acquisto dei dvd su Amazon. E io possiedo solo due dvd, in totale. Al punto di acquistare "The stone Rose" a 1.59£ in una libreria dell'usato a Edimburgo. Al punto di cercare dei portachiavi con il Tardis. Che non ho trovato. Al punto di passare intere nottate a guardare puntata dopo puntata senza addormentarmici davanti.
Ma non fa niente, va bene così. E' una di quelle cose che poi ti lasciano qualcosa a cui pensare quando sei in treno.

Speravate di sentirmi lodare questo o quell'altro attore, eh? O questo o quell'altro companion? No. La verità è che secondo me non c'è un vero e proprio 'migliore'. Né tra i Dottori né tra i Companion. Alla fine avrei una buona parola anche per Rory. E non è che fossi così entusiasta, all'inizio. Ecco, questa è una delle cose belle di questa serie TV. La capacità di cambiare e di essere nuova, diversa e bella allo stesso tempo.
E nonostante mi manchi molto R.T.D. per i temi trattati, le puntate migliori delle prime stagioni, quelle che mi piacevano di più, le scriveva il Moff. Quindi, per quanto mi riguarda, sono a posto!

P.S. Ma voi non avete riso quando avete visto Peter Capaldi in World War Z?

venerdì 12 aprile 2013

Sarà la Primavera alle porte

Dicono che sarà corta. Non so voi come state messi, ma essendo io già a Maggio (in pratica ho messo nella sezione 'preparativi' il mio 25° compleanno, visto che quando riemergerò da Vilegis sarà quasi troppo tardi) mi sembra che la Primavera sia cortissima. E' iniziata ieri e mi vedo già in costume da bagno.
Oggi sono riuscita ad ingannare la mia allergia grazie all'aiuto dello scooter, Siamo passati sotto i Platani a velocità e il polline non è riuscito a battere il casco. 1-0 per me.

La Primavera, comunque, è un inganno della società (edit: o della Natura? Maledetta...). Svantaggia i deboli, sicuramente. Pensateci. Mette sonnolenza (grazie ai primi caldi), porta allergie (nella società moderna tipo al 60% della popolazione), svantaggia chi ha bisogno di dormire.
Sì, perchè uno d'Inverno verso le 17, che fa buio, pensa "Uh, com'è tardi, sbrighiamoci a tornare a casa." Poi si accorge che è tutto falso, che è ancora presto e si mette a preparare la cena. Quindi mangia presto, guarda un film (sempre presto) e va a dormire. E la mattina si sveglia pelo pelo, perchè finchè è buio fa brutto alzarsi.
Invece a Primavera? Alle 19.30 è ancora prestissimo, si finisce per rientrare e mangiare tardi, e la mattina: "Guarda, c'è già il sole, sarà meglio alzarsi!" All'alba, cioè prestissimo. Quindi, in totale, si è più produttivi, certo... ma anche più stanchi. E' una questione di ore di lavoro.

E poi, ovviamente, si perde più tempo. Perchè camminando per strada (sì, io cammino per strada perchè la macchina non ce l'ho) "Uh, guarda che bello quel fiorellino!" oppure "Che bella crescita di Borsa del Pastore, chissà se è questo il periodo balsamico..." e anche "Ok, quest'albero è stupendo: DEVO fare una foto.". Se a voi non succede, per favore, non me lo dite. Mi piace pensare di essere ancora sana di mente.

Tipo: "Uuuuh, quante violette!!!"

Però la Primavera serve anche a rilassarsi. Certo. Come quando sei in giro, con il bel tempo, e pensi "Magari faccio un salto in fumetteria, già che ci sono." E dalla fumetteria: "Potrei passare anche in quell'altro negozio. Tanto è presto." Poi: "Già che ci sono mi allungo a fare la foto per l'articolo.", e ancora: "Ma sì, proviamo a chiedere di là se hanno manichini da buttare, il proprietario lo conosco...".
E si fa tardi. Si fa SEMPRE tardi. Non solo: arrivando da lavoro non sei con le scarpe da ginnastica. E si sa, ci sono i sanpierini. Quindi salutiamo tutti la schiena!

E poi è così bello quando sei in giro con il giacchettino di pelle e i riccioli al vento, mescolandoti alla folla di babbani e facendo i calcoli sui negozi che servono per completare la quest "L'Armatura della Viverna" e ti chiedi che faccia farebbero le persone se potessero leggerti nella mente...
(che già stai immaginando le persone che leggono la mente, ed è tutto dire...).

Godetevi la Primavera, che sarà breve, dicono! (e se il prossimo post sarà a Giugno, non vi spaventate...)

S.

venerdì 4 maggio 2012

Battle for Vilegis (a spasso per le dimensioni)

Vi chiederete (ma anche no) : "Che fine ha fatto Stefy dopo Pasqua?"
La risposta è che la risurrezione mi ha riattivata talmente tanto da farmi diventare conciatrice, sarta e sceneggiatrice insieme.
A parte il 'come scrivere un corto in due settimane', che ancora non sono certa mi sia riuscito davvero, devo dire che ridursi all'ultimo momento con i costumi per un live non è mai stato così pericoloso. Non ci sono ancora foto decenti del lavoro mio e di Pietro (aggiornamenti: eccola qui di lato!), quindi rimanderò alla prima occasione utile l'aggiunta di immagini che spieghino la faccenda, però la risposta alla domanda è: mi stavo preparando per Vilegis.

Allora, innanzitutto dovete sapere che Battle for Vilegis non è il solito live alla tedesca, ma nemmeno il solito live all'inglese. Grazie a un gruppetto di vecchi amici che si sono fatti un mazzo tanto per costruire quello che potrete comodamente vedere digitando 'Battle for Vilegis' su Youtube, posso testimoniare personalmente che B4V è un'esperienza che mi mancava e che - a livello profondo, da Kinghiana sfegatata quale sono - non posso che apprezzare e stimare.
Dire che Vilegis è un mondo su cui vengono evocate creature da altri piani e da altri mondi può suonare banale: "Uuuuh... è come Festa del Drago...".
E se invece vi dicessi che Vilegis è un Mondo Cardine? E se vi dicessi che tutto intorno c'è un'enorme sottilità che nessuno ha mai attraversato? Vi suona qualche campanello?

Parlando tra noi, senza mettere in mezzo l'organizzativo. E' veramente un flash tornare a casa, guardarsi allo specchio e pensare che stai giocando il tuo gemellante. All'inizio pensi di essere impazzito totalmente. Poi cominci a pensarci un po' meglio. Alla fine ti vengono i brividi e ti chiudi nell'angolino a dire 'ciuf-ciuf'.
E' da pazzi, non lo nego... ma l'interpretazione della definizione di 'gioco di ruolo', la narrazione dietro la narrazione data dai creatori di Vilegis è veramente la più stimolante che possa esserci. E io me ne sono accorta dopo. Finchè non ho fatto lo shift all'indietro, il classico 'sono tornata nel mondo reale', non me ne sono accorta!!! Ecco, sono proprio quelle parole 'sono tornata nel mio mondo', che danno spessore ad un evento come Vilegis, perchè assumono molteplici sfaccettature.

Poi vogliamo parlare della cittadella, del dungeon urlante, delle 730 persone, dei tornei, delle battaglie e delle esibizioni sul palco della piazza? Si, se volete possiamo parlarne approfonditamente, ma il mio applauso va prima di tutto a chi è riuscito a creare quello che, visto nel dettaglio, potrebbe essere un magnifico sogno... oppure un inquietante universo parallelo.

Provare per credere!

lunedì 2 aprile 2012

Tour de force (Le Vacanze di Pasqua)

La parte interessante di tutto questo è che il periodo citato è quello che comunemente viene chiamato "Le vacanze di Pasqua", che in gergo si chiama "La Settimana Santa" e che per gli amici, negli anni, è diventato il "Tour de force".
Vi chiederete perchè mia madre non si sia scomposta minimamente quando le ho annunciato il rinnovarsi delle tradizioni. "Mamma, faccio il Triduo in Chiesa, quindi da giovedì a domenica non ci vediamo." Uno si aspetta come minimo un commento sulle pulizie di casa, la passeggiata del cane o il cambio di stagione. Invece no.
Questo per darvi un'idea della proporzione delle cose.
Che cosa vuol dire la frase criptica con cui ho convinto la santa mamma a non vedermi (ed esonerarmi dalle pulizie di Pasqua, il che è più grave) per tre giorni di fila?
Dovete sapere che una volta, quando io ero piccola e la mia mamma faceva l'aiuto-catechista (un po' come facevo io due anni fa) c'era una bellissima tradizione in parrocchia. Visto che i genitori lavoravano e i bambini non andavano a scuola, durante le vacanze di Pasqua la parrocchia metteva a disposizione le sale per fare una sorta di mini-oratorio, che ovviamente fungeva da ritiro per Pasqua, con tanto di pane azzimo cotto nel forno delle suore il giovedì e visione di un lungo e tedioso video sulla Sacra Sindone il venerdì (nessuno sa esattamente quanto durasse e cosa dicesse perchè oltre ad essere lo stesso anno dopo anno, era veramente soporifero, e sono convinta che il parroco lo sapesse benissimo. C'è chi usa il nervino, lui aveva il video.
Ora. Dopo qualche anno (considerate che io forse facevo il liceo), quest'anno sono riuscita a riproporre l'esperienza ai miei ragazzi, più come ritiro vero e proprio che come oratorio. Il succo è quello. Preghiere, fare il pane insieme (che alla fine è sempre divertente tirarsi la farina), cantare, giocare e un po' di racconti sulla Bibbia, e vi assicuro che sulla Pasqua ce ne sono di racconti, roba che fa impallidire il fantasy più sfrenato.

A livello tecnico cosa vuol dire? Immaginate di avere in tutto otto giorni, partendo dalla Domenica prima di Pasqua (le Palme), arrivando alla Domenica di Pasqua. Immaginate di avere (forse ancora per poco...) un lavoro part-time che vi permetta di fare tutto, perchè altrimenti non sarebbe stato nemmeno programmabile. Immaginate che, oltre alle celebrazioni cattoliche, la Pasqua comprende cose come la vita, le riunioni di famiglia, il fidanzato etc etc. Ora avete un quadro realistico. Suppongo già sappiate (la dò per conoscenza comune) che la Pasqua comprende parecchie celebrazioni: Domenica delle Palme, il Giovedì Santo, il Venerdì Santo, il Sabato notte e la Domenica mattina, ad esempio. Ora, io sono 'precettata' solo per cantare il Sabato notte, quindi in tutto ciò non sono contate prove per le altre celebrazioni. Le cose si svolgono (solitamente e se tutto va liscio) così.

Le Palme: la celebrazione è piuttosto lineare. Se non fosse una delle due Messe più lunghe dell'anno sarebbe anche piuttosto semplice(il foglio della Messa conta otto pagine fitte fitte di cui quattro di 'Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco' e tu cosa ti ricordi alla fine? "Crocifiggilo! Crocifiggilo!" che la recitazione in chiesa  non è contemplata...). Numero di canti umano, nessuna preghiera particolare o sequenza da memorizzare. Facile. Quali sono i problemi? Primo: la processione. Mentre il Parroco canta per strada con gli alberi di ulivo e tutta la comunità parrocchiale appresso, gli sfortunati coristi che vogliono anche partecipare alla benedizione delle palme e tenere sotto controllo la situazione, sono costretti a 'sprintare' e arrivare in chiesa col fiatone per fare tutto quello che ci si era scordati di fare. Microfoni, sedie per i chitarristi e "Pronti? Pronti? Stanno arrivando e... VIA!". Al che parte "Osanna al figlio di David". Che una volta c'era il comodo "Lauda Jerusalem" in cui soffriva solo il solista, perchè era un salmo. Però erano quarantacinque strofe quindi uno non si annoiava, e si poteva anche fare in due alternati. Invece adesso che il latino è bandito dalle celebrazioni (perlopiù) tocca arrangiarsi con quattro strofe in loop. Che alla seconda ripetizione ti chiedi: ma il parroco... che fine ha fatto? Si è perso nel TARDIS parcheggiato in sagrestia? Impossibile a dirsi. Infatti dopo un po' la folla comincia ad agitarsi, e poi piano piano, ad un orario impossibile, la celebrazione finalmente comincia. E tu ti ricordi che tra poco starai in piedi per 35 minuti, mentre... "Crocifiggilo! Crocifiggilo!" Tutti gli anni. Per questo la chiamano 'Passione'.

Va bene. Tra le Palme e il Giovedì Santo ci sono tre giorni.
Lunedì: "Amore... senti... oggi è l'ultimo giorno che possiamo vederci, poi vengo inghiottita da bzzz...fffrrrr...chhsccc...la casa è entrata in un tunnel".
Martedì ci sono le prove, cioè metà dei cantori provano per il Giovedì-Venerdì e l'altra metà (improvvisata) prova per il Sabato. Fortuna che la nostra parrocchia somiglia a un labirinto di cemento armato e c'è spazio per tutti. Mai giocato a 'trova il parroco che sta cercando te' in un labirinto di cemento armato? Non ha prezzo, davvero. Comunque, peccato che Martedì c'è anche la presentazione della Biblioteca Russa a cui mi ha invitato una cliente... salterò la cena.
Mercoledì le prove quest'anno non le possiamo fare perchè abbiamo l'altro coro, quindi va tutto bene (ancora). Come al solito dopo il lavoro e le lezioni mangerò un panino in macchina e andremo a cantare (roba che non c'entra niente e che servirà solo a confonderci le idee).

Giovedì: Giovedì mattina si comincia alle 10.00 con le Lodi. Poi c'è tempo per fare il pane azzimo tutti insieme grazie alle suore che ci prestano il forno. Quindi canti, giochi, riflessioni sulle ricerche colte di DRod, pranzo e... lavoro, ovviamente. Perchè nessuno di noi tranne gli ospiti di casa ha preso i voti. La celebrazione del Giovedì sera (che è pelo pelo all'orario del trenino, come il Venerdì, d'altronde) è di difficile elaborazione. Bisogna infatti trovare dodici "Volontari" che si prestino al rito della 'lavanda dei piedi'. Bisogna solo avere il coraggio di togliersi le scarpe in pubblico. Infatti nelle due settimane prima, quando ti senti dire: "TU! Sì, ce l'ho con TE! Ci vieni Giovedì?" rispondi di no. Sempre. C'è un sacco di gente straimpegnata il Giovedì sera che poi si libera improvvisamente e alla fine è riuscita a venire 'proprio per un pelo'. Infatti tutti gli anni ci sono dodici persone diverse. Poveri ignari...
La nota positiva della celebrazione è l'attenzione con cui si addobba l'altare e si offrono i doni. "Il pane, le spighe, l'uva... l'uva... ero sicuro di aver riempito la ciotola. Chi si è mangiato l'uva?" E i Chirichetti: "nom, nom, nom..."

Venerdì: rispetto agli altri giorni il Venerdì la gente si fa seria e riflessiva. In realtà sono tutti indeboliti dalla fame, posso assicurarvelo. Venerdì è una giornata strana. Si riflette molto, si sta parecchio in ginocchio e c'è una fila in più rispetto al solito (l'adorazione della Croce). Però, tecnicamente parlando, la celebrazione del Venerdì non è una Messa. Sapete, non c'è la parte che si chiama 'Liturgia Eucaristica', quella in cui il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Cristo. Una volta il Venerdì si cantava solo in latino. Era molto bello. Sembrava che si ritornasse ai tempi delle catacombe, con le luci soffuse e tutto. La giornata è sempre la stessa, partenza alle 10.00, stop a pranzo, per chi pranza, lavoro e liturgia la sera alle 20.00. Poi c'è l'Adorazione Eucaristica. Che potenzialmente è infinita...
In realtà il Venerdì c'è una cosa che si chiama 'i Sepolcri'. E' una tradizione sbagliata ma sentita, che si riferisce alla tomba di Gesù, ma collocandola temporalmente in un lasso di tempo sbagliato. I cosiddetti Sepolcri vengono infatti allestiti il Giovedì sera e visitati il Venerdì mattina. Ovviamente Gesù - in teoria - il Venerdì mattina non è ancora morto. Nel 'Sepolcro' si custodisce infatti l'Eucarestia consacrata il Giovedì sera, che verrà consumata anche il Venerdì (perchè come già detto non si celebra l'Eucarestia). Ma è una bella occasione di preghiera comunque, visto che l'Adorazione Eucaristica diurna è un'occasione più unica che rara. (Di solito l'Adorazione Eucaristica si fa di notte, coi turni... ci siete mai stati nel labirinto di cemento armato alle 5 del mattino prima di andare a scuola? Da brivido...)

Sabato: ecco. Il Sabato a me piace da matti. Innanzitutto c'è il Mentone. Che cos'è il Mentone? Non siete romani, vero? Beh, il Mentone è una sorta di menta dalle foglie grosse e cicciose, un po' pelosette e profumatissime, molto consistenti, che spunta fuori con le piogge di Marzo nei campi molto umidi (tipo in riva al Tevere, vicino alla pista ciclabile). Nella giornata di Sabato bisogna sempre ritagliare un paio d'ore per andare a raccoglierlo. E bisogna farne tre-quattro buste piene. Per farci cosa? Mangiarlo, che altro? Bene. Dopo il Mentone c'è sempre il ritiro. E poi il lavoro. Poi una doccia, che forse c'è un po' di tempo e quindi la sera la Veglia. Appuntamento un'ora prima per fare le prove e assicurarsi che tutto funzioni. Perchè invece la Veglia è LA celebrazione più lunga dell'anno (con le sue NOVE letture e NOVE salmi e DIECI invocazioni e DIECI preghiere facenti parte della Preghiera Universale). Bei numeri? Lo sapete quanti sono i Santi della Chiesa Cattolica? E gli appellativi di Maria Vergine? Bene... la Veglia di Pasqua è un buon modo di farsi un'idea della totalità di quelle cose nonchè di tutte le cose che possono succedere durante una Messa. Perchè si fanno TUTTE. Durante la Veglia viene benedetto il Fuoco, poi l'Acqua, poi c'è la liturgia della Parola (le nove cose di cui sopra), le preghiere (la dieci cose di cui sopra, più Santi e invocazioni varie), quindi la Liturgia Eucaristica, che quella più o meno è sempre la stessa. I bambini di solito si addormentano appena vengono spente le candele (il che viene prima dell'acqua, fate voi). In alcuni casi vengono svegliati di soprassalto quando, nudi, vengono cacciati di sorpresa nell'acqua appena benedetta. Poveri cocchi. Gli adulti ci mettono poco di più a russare, ma lo fanno anche loro. Se tutto ciò non bastasse, avete presente tutti quei fedeli che vanno a Messa solo a Pasqua? Bene, sono tutti lì in fila per prendere la Comunione. E tu devi cantare finchè non hanno finito. Di solito ci sono tre-quattro spartiti pronti all'uso, e nessuna pausa tra un pezzo e l'altro. Sì, davvero. E sono stati tutti adeguatamente scelti e provati. Non è facile.
E sapete cos'è che spaventa? Che la mattina dopo ce n'è un'altra...

Domenica: potrei risparmiarvi l'uovo sodo di nonno (pace all'anima sua) PRIMA della Messa. Potrei anche glissare su quella volta che è cambiata l'ora la Domenica di Pasqua e noi ci stavamo asciugando i capelli quando ci hanno telefonato che stavano cominciando... ma voglio farvi riflettere su una cosa: voi AVETE IDEA di come sia cantare Domenica, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato... e poi anche Domenica mattina appena svegli??? E fortuna che la notte di Pasqua non tocca scartare i regali e fare le 4.00 a Scala Quaranta! Già così è difficile...

In tutto ciò, i critici sono discordi. Alcuni sostengono che affrontare troppe cose tutte insieme toglie alla Pasqua il suo vero significato e impedisce di fermarsi a riflettere veramente su quello che si sta facendo. Ma ditemi una cosa... onestamente... come pensate le abbia imparate tutte 'ste cose, se non proprio vivendo quei giorni fin all'ultimo secondo? Per me, ora che l'ho vissuta tutte queste volte, la Pasqua ha un senso. Anzi... due. Uno tradizionale e uno tutto mio. Quindi... a tutti voi, buona Pasqua!

(in anticipo, ma è ovvio... credete DAVVERO che avrò tempo di scrivere sul blog? Poveri illusi...)

lunedì 19 dicembre 2011

E' Natale (per Voi)

Adesso mi impegno e scrivo anche una riflessione leggibile e seria sul Natale. Mi scuso, anzi, di non aver continuato settimanalmente, ma sono stata un po' presa dalla mia vita...
Abbiamo parlato di speranza e di attesa. Abbiamo parlato di osservazione e analisi profetica. Vi riassumerò il significato delle ultime due settimane di Avvento e della notte di Natale.
Innanzitutto non siamo più abituati a pensare al Natale come al giorno in cui si festeggia la nascita di Cristo. Ho visto in TV un servizio sui Calendari d'Avvento per bambini. Sapete quelli con le finestrelle coi giorni e i cioccolatini? Una ricerca ha fatto saltar fuori che oltre ai Calendari di Toy Story, delle Winx e del Re Leone, il 90% dei Calendari d'Avvento hanno una carenza che antropologicamente parlando è spaventosa: il Bambinello. Un Calendario d'Avvento bellino, colorato, caratteristico, con i Babbi Natale, le Befane e gli animaletti della fattoria. Bellini. E l'asino e il bue? E quel bambino per cui è nata questa festa? 'nGeppiù, diceva una vecchia battuta da oratorio.
E allora, per cosa aspettiamo il Natale? Per vedere i parenti? Per lo stress del cenone? Per fare a gara coi vicini a chi c'ha le luminarie più belle? O a chi c'ha meno giorni di vacanza? Ma andiamo... come al solito non mi rivolgerò solo ai Cristiani, e prenderò a modello i pagani che conosco. Ma lo sapete che anche i pagani festeggiano, a fine Dicembre, una sorta di Natale? Si chiama Yule, ed è la bellissima festa del Solstizio d'Inverno. Molto meglio del Natale, da un certo punto di vista. Anche loro festeggiano la luce che rinasce e che riesce a superare in forza e splendore il momento più buio dell'anno. Il significato spirituale è lo stesso, ma per loro la festa assume un significato univoco. Non c'è il Babbo Yule, non ci sono i regali di Yule (oddio, in realtà questa è una mia supposizione) e non ci sono le routine familiari. Da questo punto di vista ammiro molto i fratelli pagani, perchè non essendo legati alle tradizioni sociali italiane si possono godere le loro festività con un senso di sacralità molto più alto rispetto a quanto facciano i Cristiani, praticanti e non. Conosco un sacco di cristiani praticanti che cantano nel coro parrocchiale e poi la notte di Natale, in una delle due messe più belle e commoventi dell'anno liturgico, non si presentano perchè devono cucinare il cenone alla famiglia. Ma allora tutti questi discorsi che senso hanno?
Manca il Mistero, manca la poesia! E' come se i lampioni delle strade, le vetrine illuminate e tutte le lucine degli alberi di Natale ci avessero tolto la percezione della notte in cui siamo, del silenzio e della meditazione.
La bellezza del Natale sta nell'attesa di una cosa bella che nasce (che non è necessariamente il regalo sotto l'albero, anche perchè c'è crisi...), nel godere di quella luce che spunta nell'ora più buia. La Veglia di Natale è bellissima. La gente che canta, le luci accese e il freddo e il buio lasciati fuori. Da' l'impressione che tutto possa andar bene, che possiamo illuminare i momenti più bui e che, stando lì tutti insieme, possiamo veramente mostrare la strada come la leggendaria stella cometa. I buoni sentimenti che dovrebbero nascere, le favole, i miracoli... c'è ancora spazio per loro in questa festa così corrotta dal mercato?
Sembra il solito sproloquio sui bei tempi andati: ma rifletteteci davvero. Ci sono un sacco di cose belle in questa festa così stressata. Ridatele il suo senso di rinnovamento, e vedrete che starete meglio voi e starà meglio anche chi vi sta intorno!
Per una volta la Crisi potrebbe essere una cosa buona. Approfittatene per regalare un sorriso, per fare un gesto d'amore e per rendere il Natale un momento speciale, e non solo una buona occasione per spendere i soldi.
Siate bravi Cristiani! (O anche bravi Pagani, a noi va bene tutto!)

Buon Natale per davvero!

giovedì 1 dicembre 2011

Profeti... di cosa?

Colgo l'occasione della seconda Domenica d'Avvento per accennare un argomento controverso: i Profeti.
"Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri."

Sono il secondo e il terzo versetto del Vangelo secondo Marco, che si riferiscono a Giovanni Battista, ultimo dei Profeti, che annuncia la venuta di Gesù. Mi ricordo che, quando ero piccola e cantavo proprio quelle parole, la domenica, con mio padre ci divertivamo ad immaginare quest'uomo coperto di pelli che urlava nel bel mezzo del deserto, da solo. Non era difficile capire lo stupore della gente, di quelli che lo vedevano e probabilmente pensavano che fosse completamente pazzo. Sono sempre rimasta affascinata dalla figura del Battista. Pensate: era il cugino carnale di Gesù. Infatti Elisabetta, sua madre, era la cugina di Maria, nata sterile. Le fu concesso di avere un figlio, nato solo pochi mesi prima di Gesù, che sarebbe stato l'ultimo dei Profeti e avrebbe fatto una fine orribile (avete presente il gioco preferito dei piccoli Gesù e Giovanni: "Testa o croce?").
Allora immaginate questo ragazzo che sa di avere un cugino più piccolo ma molto simile a lui, e a un certo punto scopre di dovergli aprire la strada perchè sarebbe stato 'più grande di lui'. Ora a parte le varie missioni divine e tutto il resto: riuscite ad immaginare la vicenda umana che c'è stata dietro? Immaginate come siano cresciuti i due bambini, o la vicinanza delle loro madri, tutte e due consapevoli di quello che comportavano i loro parti fuori dal comune (non è che gli altri Profeti e Prescelti del Signore avessero avuto vite tutte rose e fiori, prima di loro...). Immaginate realmente come dovessero sentirsi sia le madri che i due pargoli?
Ecco... secondo me la situazione della famiglia di Gesù è molto indicativa di cosa voglia dire essere 'Profeta'.

Quello che la gente non sa (o non ricorda).
Chi sono, se ci sono, i Profeti dei nostri tempi? Da cosa si riconoscono?
In realtà la domanda - per i Cristiani - ha una spiegazione talmente semplice che fa quasi ridere. Vi spiego perchè. Secondo gli usi della Chiesa Cattolica tutti coloro che ricevono il Dono dello Spirito Santo sono chiamati ad essere Sacerdoti, Re e Profeti. Ora, lasciando per il momento da parte le prime due 'vocazioni', mi soffermerei sulla terza. Innanzitutto: come si 'riceve' lo Spirito Santo? Sempre secondo la tradizione Cattolica attraverso i Sacramenti, quindi prima di tutto con il Battesimo. Ora... una buona fetta della popolazione Italiana è battezzata. Vuol dire che siamo tutti potenziali Profeti? Che avremo tutti le visioni, parleremo coi roveti ardenti, andremo in giro sui carri di fuoco e così via?
Beh... onestamente sarebbe simpatico, ma... si alla prima e no alla seconda. Non credo proprio che funzioni così. Al giorno d'oggi ci vogliono Profeti un po' più pratici, anche perchè io vivo a Roma: avete idea di che guaio sarebbe cercare di parcheggiare il carro di fuoco?

La risposta è nella domanda lasciata in sospeso nell'ultima riflessione. "Leggere i Segni dei Tempi". Questa costruzione sintattica molto simpatica è stata usata per la prima volta negli Atti degli Apostoli, ed è stata ripresa da Benedetto XVI a proposito della situazione della Chiesa. La situazione era quella che stiamo analizzando noi stessi: i primi discepoli di Gesù, gli Apostoli stessi e i membri delle prime comunità cristiane sorte intorno a loro, cominciavano a sentirsi spaesati. L'avvento di Gesù aveva cambiato un bel po' di cose nelle loro vite. E la sua ascesa al cielo li aveva lasciati pieni di dubbi. I primi apostoli  non sapevano bene come fare a continuare a predicare e mettere in pratica quello che Gesù aveva lasciato loro. E non avevano più una guida. La Chiesa, ora come ora, ha una guida. Ma ovviamente il mondo sta cambiando e anche la Comunità Cristiana si deve adattare perchè il messaggio non vada perso.

Ecco che arriva la nostra soluzione: leggere i Segni dei Tempi. Ovvero aprire gli occhi, guardarsi intorno, vedere quello che succede in giro e cominciare a lavorare di conseguenza. Nella Bibbia i Profeti vengono indicati come fari che rischiarano le tenebre. Vero è che non tutti i Profeti sono stati ascoltati, sul momento. Come si dice: "Nemo propheta in patria". Infatti i matti che gridano nel deserto è più facile che finiscano alla neuro piuttosto che essere ascoltati.
Quindi, se la prima parte dell'essere un Profeta è cercare di guardare al mondo nella sua interezza e ai problemi per quel che realmente sono, la seconda è sicuramente trovare le parole per comunicare le proprie scoperte al mondo, per dargli modo di capire a sua volta. Magari vi sarà capitato, qualche volta, di saper interpretare una situazione con più lucidità di altri, e magari avrete anche fallito nel tentativo di risolverla prima che degenerasse. Oggi vi sprono ad essere Profeti fino in fondo e a non desistere mai, di provare sempre a guardare le cose per come sono e di non aspettare che le disgrazie si abbattano sul mondo perchè tanto nessuno vi sta a sentire. Provate a fare qualcosa! Tirate fuori la voce (e rimboccatevi le maniche, ovviamente)! Io credo che l'azione sia un diritto e un dovere di tutti quelli che 'vedono' i problemi, perchè non si può sempre aspettare il miracolo. Bisogna agire e cercare di fare qualcosa di concreto. E questo vale nella vita di tutti i giorni come nei temi sociali più grandi di noi.

E se anche doveste fallire, se anche non dovessero ascoltarvi, non dimenticate di citare una frase famosissima tra i Profeti di un tempo: "Io ve l'avevo detto!" (ma non prendeteci l'abitudine... con il tempo diventa una frase molto amara...). Scherzo, se anche doveste fallire saprete nel vostro cuore che avete fatto il possibile. E questo è fare il Bene. I Miracoli non sono alla portata di tutti...

venerdì 25 novembre 2011

Avvento di speranza

Mi auguro che questo post sia il primo di molti. Avendo un po' di tempo e un po' di lucidità so di potercela fare. Periodicamente mi capita di ascoltare bei seminari tenuti da Vescovi e sacerdoti di ogni congregazione e parte d'Italia, e mi farebbe piacere condividere la serenità che determinate riflessioni mi trasmettono. Sono una di quelle persone che cerca di capire, professare e vivere la propria religione appieno, spronata anche dall'invito del Papa ad osservare i Segni dei Tempi (ma di questo magari parlerò un'altra volta). Oltretutto ritengo di non essere cieca alle infinite correnti spirituali del mondo moderno, per curiosità personale e per esperienza diretta, in molti casi. Mi piacerebbe rivolgermi, quindi, con le mie riflessioni, a tutte le persone, cristiani e non, per un percorso un filo più profondo di tutto quello che si ascolta alla televisione e di tutto quello che - singolarmente - ogni credo professa.

Oggi voglio parlare dell'Avvento. Non so quanto i lettori non cristiani ne sappiano, ma riassumendo per tutti, l'Avvento è l'inizio dell'Anno Liturgico Cattolico, il periodo che precede il Natale. Usualmente in Avvento si parla dell'attesa della nascita di Gesù Cristo, e si racconta la storia della Vergine Maria, quella del Battista... insomma, si parla della vera preparazione alla venuta del Figlio di Dio.
Nella pratica, l'Avvento è un tempo d'attesa, ma non un tempo d'attesa sterile. 
Dice il Signore: "Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati."
Questa veglia, quest'attesa, questa speranza, viene paragonata nel Vangelo di Matteo a una lampada. Una lampada che va accesa, che va esposta, la cui fiamma, seppure tenue, deve splendere per scacciare il buio della notte. Quale notte? La risposta del cristiano è 'quella senza Cristo'. Ma possiamo estendere il discorso. Poichè Cristo è Amore, quello con la lettera capitale, la notte dell'uomo è ogni momento della vita in cui si sperimenta la mancanza d'amore. Odio, risentimento, sconfitta, delusione, sono tutte notti: a volte più lunghe, a volte più corte. Questo concetto, d'altronde, non si può dire sia prettamente cristiano. Anche i lontani fratelli indiani d'america infatti conoscono la "Notte dell'Anima", e anche loro riconoscono che l'amore - e solo quello - può scacciar via le tenebre interiori dell'uomo. "Le religioni sono tutte sorelle", dice il Dalai Lama dall'altra parte del globo (Q.E.D.: come non credergli?).
Ma tornando a questa Speranza: il cristiano attende sperando. Che non è una cosa da poco. Cosa significa, nella vita di tutti i giorni, SPERARE? E' facile dire "La speranza è l'ultima a morire" quando nel cuore si è già amaramente rassegnati alla realtà dei fatti, a ciò che sembra impossibile o inevitabile. Avere speranza, una speranza cristiana, vuol dire essere pronti a costruire, a RIcostruire laddove necessario, vuol dire non abbattersi ed essere pronti a cogliere l'opportunità di cambiare le cose. Sperare non significa attendere con le lacrime agli occhi. Sperare significa soprattutto essere pronti per la festa che verrà.
L'attesa è una condizione che si presenta spesso nella vita quotidiana, che deriva proprio dall'incontro-scontro con le necessità altrui. Ebbene, per far sì che il tempo dell'attesa non preceda uno scontro, per attendere l'INCONTRO che ci attende, dobbiamo attendere sperando. Con la disperazione nel cuore, con il buio, non ci può essere incontro di sorta.
L'Avvento, un po' come la Quaresima, è un tempo che nel calendario liturgico invita ad essere pazienti, invita a riflettere e a fare pulizia nella propria vita, nel proprio cuore e nella propria mente. Qualcuno ha chiesto a Mons. Enrico Dal Covolo se questa attesa si sperimenta nella vita e quanto potrebbe durare. Ovviamente nessuno ha una risposta alla seconda domanda. Quanto alla prima, vi invito a rifletterci attentamente. La cosa sorprendente non è constatare che si, ogni tanto nella nostra vita può capitare, bensì quanto SPESSO ci ritroviamo ad attendere qualcosa o qualcuno. Che attendiamo una cosa bella o brutta, che si speri in un incontro o in uno scontro, quasi tutta la nostra vita si svolge in attesa di qualcosa.
Lo sprone che il Vangelo ci offre in questo periodo è di stare pronti, di stare svegli, di rimanere vigili ma col cuore sereno. Fede, Speranza e Carità non sono lontane tra loro, e non sono nemmeno lontane da noi. Non sono favolette per i bambini e non sono nemmeno 'cose da preti'. Tutti possiamo affrontare certe prove, e perchè non dovremmo farlo con le parole del Vangelo?

Ecco, attraverso poche parole della Bibbia ho cercato di osservare una tematica di tutti i giorni. Sarà l'abitudine, ma io non lo trovo così spaventoso. Non è sempre facile trovare il tempo di ascoltare, ma magari fermarsi due minuti per fare una riflessione di questo tipo può rasserenare un momento difficile.
Non ho sicuramente la pretesa di annunciare delle verità assoluta, ma come si dice: "my two cents"!