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lunedì 3 giugno 2013

I Draghieri del Kindsgard


Premessa 
Finora non vi ho raccontato nulla dei Draghieri. Vorrei condividere con voi questo ritaglio d'ambientazione, creata da me e Pietro appositamente per Vilegis, perchè è l'esperienza di gioco più difficile che io abbia mai affrontato. Più difficile di Ri? Sì, cavolo. Più difficile di Tiky, assolutamente. Anche più difficile della Matriarca e della zingara Roxanne.
E' difficile rapportarsi agli altri con uno schema mentale che è paragonabile a quello della Marina americana...se i soldati fossero Robot.
Se vi interessa... Buona lettura!


Dagli annali dell'Artiglio di Fuoco


"Nel multiverso coesistono infiniti mondi, divisi dallo spazio di un respiro, diversi come il giorno dalla notte. Molti di questi mondi sono governati da entità onnipotenti chiamati Dei, potenze benevole che solitarie vegliano sull'operato delle loro creature più care. In altri ancora gli Dei sono molteplici come gli aspetti dell'esistenza, ed è grazie all'equilibrio tra di essi che la vita prospera. Altrove vi sono battaglie sanguinose, e lo scorrere del sangue è per loro olocausto, ma non è questo il caso.

All'inizio era Natura, l'unica Dea, indifferente e crudele.

Fu Natura a dare forma al Giardino, un luogo pericoloso ed ostile dove ghiacciai, deserti, abissi e giungle si stendevano come prova tangibile della Maestà della creatrice.
In esso le Fiere vivevano secondo le leggi di Natura.
E il Giardino prese forma con tutte le specie che lo abitavano, diverse per abitudini e ferocia: un luogo duro e crudele per le creature sue ospiti, da quelle piccole e velenose a quelle grandi e lente che non potevano abbandonare le valli di fuoco e le gole profonde a causa della loro mole.
All'interno di esso ogni creatura si struggeva in un'eterna lotta per primeggiare sulle altre specie e al contempo resistere alle asperità del Giardino stesso.

In questo luogo di sangue e terrore una specie aprì gli occhi e priva di ogni speranza si accorse di non poter sopravvivere alle Fiere del Giardino.
Ovunque essa cercasse rifugio era insidiata da creature munite di ali, pungiglioni, rostri, zanne e artigli, bestie corazzate o velenose che sputavano acido e fuoco.
Questa specie invece, che chiamò se stessa Uomo, si ritrovò nuda ed inerme, priva di ogni mezzo di sopravvivenza.

Molti di questi “Uomini” perirono all'interno del giardino, nell'indifferente e cruento fluire degli eventi.
I più fortunati tra di loro, nati nelle regioni più esterne e più lontane dal nucleo selvaggio e pulsante del creato sopravvissero migrando, fuggendo dal giardino e dai suoi predatori.
Sospinti fino alle infinite spiagge del mare esterno, il bordo ultimo della creazione, così lontano dalla pulsante montagna di fuoco che più nulla vi cresceva o viveva si resero infine conto che la loro intera specie non sarebbe riuscita a sopravvivere.

In quel momento il Giardino dominò tutte le terre.

Decimati, messi con le spalle al muro in una terra mortalmente sterile per quanto sicura, gli Uomini si trovarono ancora una volta privi di tutto.
Ogni giorno l'Uomo doveva far fronte al Bisogno. Di un rifugio, di calore, cibo e protezione.
Bisogno di acqua, di terra che potesse dar frutti e di fuoco. Annaspava nel suo piccolo spazio, faticando per respirare, per vivere.
Fu in quel momento che l'unica qualità che l'Uomo aveva ricevuto si palesò ai suoi occhi.
L'Espediente, la capacità che aveva permesso all'Uomo di sopravvivere fino a quel momento ottenendo poco dal nulla si incontrò con il Bisogno, unico fulcro della sua esistenza.

L'Uomo erse quindi il Bisogno a suo baluardo e con la viva fiamma dell'Espediente riforgiò i suoi artigli e ottenne per sé stesso gli Eroi.

All'inizio fu Dominic, che prese per sé il nome di Draco, il primo Draghiere di Kindsgard.
Quando l'immenso ruggito si levò dalle giungle del Bordo, per centinaia di leghe le Fiere fuggirono terrorizzate. Per la prima volta un Drago, supremo sovrano del Giardino, era stato abbattuto.
Dominic aveva donato al genere umano un secondo Dio, la Fierezza, e già dai quattro angoli del Giardino si avevano notizie della nascita di nuovi Draghieri.
"

102° anno all'ombra dell'Anello

Così narrano gli Annali, scritti da qualcuno al tempo in cui eravamo ancora pochi.

Solo nel primo decennio avevamo riconquistato il Bordo, le sue spiagge e le pianure miti. Al volgere della prima generazione attaccammo la giungla e ne conquistammo le insidie. Nel primo secolo dalla nascita di Dominic Draco, i Draghieri del Sud avevano preso il controllo delle montagne di Lava, e ad Occidente centinaia di leghe dalle coste del Mare Interno erano state messe in sicurezza per la navigazione e il commercio.

Ad oggi buona metà di quello che fu il primo Giardino è stato consegnato alla specie che ci diede i natali, e i sovrani degli Uomini regnano sulle terre che abbiamo liberato per loro. Per oltre un secolo abbiamo affilato i nostri Artigli sull'Anello di Fuoco, il confine posto da Draco nel luogo in cui la forza selvaggia del nucleo rigenera più velocemente del tempo necessario a contenerla. Per questo stesso secolo abbiamo atteso il ritorno del Primo Draghiere, partito con i più antichi di noi verso la Maestà, la montagna che domina il creato dal centro esatto del Giardino.

Ora una nuova prospettiva è giunta alla nostra conoscenza. Altri Giardini esistono a un soffio da questo creato e sono popolati da forze oscure e sconosciute Fiere che possiamo soltanto immaginare. Al confine con essi una strettoia, un luogo simile al nostro Anello di Fuoco che viene chiamato Vilegis. Sebbene con la nostra avanzata pare si sia arrestata anche la nascita di nuovi Draghieri, non possiamo ignorare l'apertura di questo nuovo fronte. Pertanto ad ogni Artiglio è stata diffusa la chiamata. Draghieri monteranno la guardia oltre i confini del creato, sull'Anello di Fuoco chiamato Vilegis.

In Fierezza,
Syrus Salamander
IV Salamandra dei Draghieri del Kindsgard

giovedì 23 maggio 2013

Musica

La campanella suonò la fine di quell'infinita ora di latino. La classe grigia si animò improvvisamente, presa dall'euforia della ricreazione, e in quel momento la ragazza si riscosse dai propri pensieri. Non che avesse molto da fare, ma era curiosa. Curiosa di vedere cosa sarebbe successo nel volume del fumetto rosa che non aveva ancora cominciato. Diciassette anni e la testa fra le nuvole, com'è giusto che sia. Si lasciò superare dalla compagna di banco, con un sorriso sincero, poi si abbassò di fianco alla sedia per cercare il volumetto nella cartella, sobriamente nera, a tracolla, della Seven. Mentre era così abbassata non si sentì chiamare, ma sentì distintamente una mano posarsi - o meglio abbattersi - sulla sua, rimasta poggiata sul banco.
"Dai, muoviti, devo farti sentire una cosa!"
Alzò la testa giusto in tempo per non colpire il banco, perché il ragazzo.che la stava tirando non si curò minimamente di darle il tempo di aggirare l'ostacolo. Senza pensarci due volte, lei balzò sulla sedia su ciò era seduta fino ad un attimo prima, poi da lì sul banco e quindi giù dall'altra parte, riprendendosi dallo shock solo per essere trascinata in corsa, i lunghi riccioli che volavano dietro di lei, oltre la porta, lungo i corridoi affollati della scuola. Davanti a lei correva il suo amico, calciatore per passione, musicista di famiglia, mai stato davvero interessato allo studio. Alto e snello, pelle olivastra e capelli scuri e ricci, anche se non lunghi come quelli di lei.
"Mav, dove andiamo?"
"Aula Magna!"
Gridò lui, eccitato. Uno dei piccoli privilegi della classe artistica, l'uso dell'Aula Magna della scuola, del suo comodo parquet e del suo pianoforte a muro.
Insieme corsero in mezzo agli altri studenti per due piani, e rallentarono il passo ricomponendosi davanti all'ufficio del preside, per poi scivolare in silenzio nell'aula.
"Insomma?"
Chiese lei riprendendo fiato.
Lui rispose senza guardarla, andando con passo deciso al piano.
"Ci sono riuscito. L'ho imparata."
Si voltò, con uno dei suoi sorrisi smaglianti.
"Canta con me."
Poi cominciò a suonare, e il mondo, per quella'istante, prese a girargli intorno come se ne fosse il centro. Quindi, lui cominciò a cantare con voce profonda e dolce, come se si rivolgesse ad un bambino.
"C'è una bestia che...s'addormenterà...ogni volta che bella come sei...le sorriderai..."
Andò avanti, spronandoli con gli occhi, le dirà capaci di risvegliare la musica nella stanza vuota.
Cantò da solo la seconda strofa, per poi farle un cenno, come se servisse. Attaccarono insieme, due voci.che si conoscevano bene.
"Ti sorprenderà...come il sole ad est..."
Un sorriso condiviso, lui chiude gli occhi lasciandosi trasportare dalla melodia conosciuta.
"...quando sale su, e spalanca il blu...dell'immensità!"
Scoppiarono a ridere nello stesso momento. Lei si lasciò andare a un urletto di gioia.
"Ce l'hai fatta!"
Il mondo era più luminoso, e per quel giorno sarebbe rimasto così. Pieno di bellezza e di musica...

mercoledì 22 maggio 2013

Una Musa sì o no?

C'è chi ha un corvo parlante sulla spalla, chi ha una tizia che gira in perizoma e distrae un botto, chi si sveglia la mattina e si ricorda pezzi dei complicati sogni che ha fatto.
Va bene, ho fatto esempi un po' a caso. Sto parlando di quella cosa comunemente chiamata 'Ispirazione'. I più grandi poeti ce l'avevano, almeno così dicono loro. Nell'antichità addirittura ce n'era una per ogni arte.
Me le immagino, le ragazze, quando uno sta lì e si pianta, aspettando che l'ispirazione arrivi.
Erato, quando la cerchi che vuoi scrivere una bella poesia sull'innamorato, che dopo cinque gioiosi anni che ci provi e ci riprovi se ne sta lì col dito nella Nutella, ormai un po' sfiorita, ti guarda e scuote la testa. E l'unica cosa che ti viene in mente è: "La scrivo domani, eh."
Oppure Talia, quella simpatica, che quando cerchi di buttar giù due righe vagamente comiche se ne esce con: "E che quello farebbe ridere? 'mpegnate."
Al giorno d'oggi Clio si è trasformata in una vecchietta con gli occhiali e la voce tipo ronzio, che quando prova a dire qualcosa di innovativo assume un tono da telecronista della domenica: "E poi qualcosa attira l'attenzione dei presenti! OH CIELO! Avete sentito quel colpo? HANNO SPARATO A KENNEDY!"
E' che poverine, non sanno più che inventarsi!
Ma dobbiamo capirle. Una volta il mondo era più semplice...c'erano ancora un sacco di invenzioni da fare, un sacco di storie da raccontare... insomma, si era ancora ignoranti e tutto era un po' nuovo. Quindi era facile scrivere 'Odi et amo'. Ma adesso, che la gente i libri li vuole scrivere e non più leggere, adesso uno non sa più che inventarsi. Anche un pezzo sul caffè sembra usato, perchè ci sono talmente tanti scrittori, poeti, filosofi, giornalisti, presentatori, attori, calciatori, bambini, che hanno scritto un pezzo sul caffè, che a leggerlo sembra sempre che l'abbia già scritto qualcun altro.
Ed è così anche per le storie! Ve lo dico io, che sono libraia! "E' tipo Dan Brown." o "Uno dei tanti svedesi.".
Ormai è talmente difficile descrivere un libro, perchè dicendo banalmente 'parla di un detective molto intuitivo ma fuoricasta che ha un conto in sospeso con un ex detenuto che lui stesso ha mandato in prigione', ad esempio, uno ha descritto almeno una decina di thriller. Quindi nelle recensioni, ma anche per venderlo a un cliente, bisogna inventarsi qualcosa che colpisca. E' un po' come vendere una casa: "Guardi, Signora, è in tipico stile Mussolini, ma se ci fa caso ci sono le tendine alle finestre!"
Ormai sono rari i casi di storie originali e personaggi interessanti. Ormai tutto è riusato e riciclato. E in questo panorama poi uno si stupisce che si prendano idee dai sogni? Almeno non si è coscienti di aver fatto un collage di tre film, due libri e un fumetto per cercare di ricomporre una trama decente!
Ma è così... c'è troppo rumore di sottofondo per riuscire a sintonizzarsi ed emergere davvero. E io sto parlando di libri, ma vale per tutto. Viviamo in un mondo di protagonisti... infatti un po', le Muse, le capisco.
Pensate, poverette, come sono stressate a stare appresso a tutta sta gente.
Ma poi... ste Muse... ma se le meriteranno proprio tutti tutti? E diamogli un po' di pace, poverette. Facciamo un bel fioretto, e ogni tanto, invece di scomodarle per le nostre manie di protagonismo, proviamo un po' a soddisfarle leggendo un buon classico, ascoltando buona musica e facendoci una cultura!!!